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Gen 27 2016

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Pochi e brevi attimi di pace…

Sala d'aspetto VillastelloneMancano un paio di minuti alle 7. Come tutte le mattine lavorative, da tre mesi a questa parte, entro in sala d’aspetto. Le panche in legno sono ancora vuote e cinque persone sono in piedi al loro solito posto ( si sa, i pendolari sono abitudinari). Regna un silenzio irreale.

Dove sono finiti gli studenti chiassosi? Dove sono quelle signore che ogni santa mattina rendono partecipe tutta la la sala d’aspetto dei loro dolorini? Dove sono i fidanzatini tutti sbaciucchiamenti e paroline dolci sussirrate nell’orecchio?

La porta della sala d’aspetto resta chiusa. Nessun cigolio fastidioso e tonfo di chiusura che annuncia un nuovo ingresso. Nessun rumore di tacchi. Nessuno zaino violentemente adagiato sulle panche. Nessun «Minchia oh» usato dagli adolescenti moderni.

Tutto tace. E non è normale. Che abbia sbagliato ora? Eppure le persone incontrate per la strada e quelle in sala d’aspetto sono le solite di tutti i giorni. Che ci sia uno sciopero di Trenitalia o GTT di cui non sono a conoscenza? Impossibile; mi tengo sempre aggiornato su eventi del genere. Ma allora come mai la sala d’aspetto è così vuota?

Improvvisamente la porta comincia a cigolare all’impazzata, zaini incolpevoli vengono scaraventati sulle panche e per terra, voci si sovrappongono in un crescendo di volume ed iniziano a fioccare «Minchia oh» come se non ci fosse un domani!

Con qualche minuto di ritardo, la sala d’aspetto è tornata quella di tutti gli altri giorni.

Permalink link a questo articolo: http://micheletallone.altervista.org/pochi-brevi-attimi-di-pace/

1 comment

  1. Pendolante

    In ritardo in sala d’aspetto. In effetti preoccupano le deviazioni dal “solito” è il vuoto neo luoghi solitamente pieni, spiazza

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